//Dame na Bira
Blah Blah Fucktotum

Dame na Bira

di Gabriele Cauda

5 gennaio 2019, Blah Blah, Torino

Fucktotum: concerto per il lancio ufficiale dell’album “Figli di un Dio peggiore”

Era tempo per una serata d’ignoranza. Alla vigilia dell’Epifania quale evento poteva essere più azzeccato del concerto al Blah Blah dei Fucktotum per il lancio del nuovo album Figli di un Dio peggiore (2018)?

A giudicare dalla presenza di pubblico, l’affetto nei loro confronti è rimasto invariato. Dal 1989 diffondono ignoranza e blasfemia nei locali di Torino e provincia e, nonostante svariati periodi di stop in questi 30 anni, ogni volta che in cartellone c’è il loro nome il posto non riesce mai a contenere tutte le persone che vengono.

Per chi ama l’osteria e la filosofia da barotto incazzato col mondo, a metà tra l’ubriaco e il dissacrante, i loro testi sembreranno geniali. Per quelli un po’ più baciapile e bacchettoni saranno una vomitata di volgarità fini a loro stesse. Proprio su quest’ultimo punto vi invito a riflettere, per capire al meglio la musica di questa band. Ci aggiungo anche che, se pensate che le blasfemie siano frutto di odio religioso incondizionato, sappiate che la colpa non è mai della divinità che viene idolatrata.
Se riuscite ad andare oltre questo strato, troverete interessanti alcune canzoni che riflettono sulla condizione attuale dell’essere umano, come
Adolescenza Canaglia e Cani Nani.

Alla fine siamo pur sempre a una festa e non possono mancare gli invitati. Il più atteso è sicuramente l’ex cantante Mauro Gariglio, che ha contribuito in Figli di un Dio peggiore alla scrittura del testo di Aloha from Fecaloma. Parte il duetto con l’attuale cantante Andrea (ex Andre Non Dorme) per urlare assieme al pubblico i classici che hanno reso popolare la band: Svasco, Tossici Così, Seitanista, la melanconica ma veritiera Essere soli alle feste e l’omaggio alla città di Torino Nella terra del Dio Fa’.

Il concerto rispetta in pieno la tradizione punk: si poga, si beve, si impreca e si insulta la band. Per essere ancora più fedeli allo spirito non possono mancare sputi, bicchieri in aria e stage diving sul bis finale. Come contorno i soliti problemi tecnici alla strumentazione e dimenticanze di testi (provati poco) accompagnati da sonore bestemmie e interruzioni brusche.

A conclusione della serata Dando, il bassista, ci racconta: “Suono per il piacere di farlo, anche perché soldi ne vedo pochi per questa attività. Il giorno che mi stuferò di farlo venderò tutta la mia attrezzatura come hanno fatto gli altri. Mi piace vedere tanti ragazzi giovani ai concerti che cantano le canzoni insieme a noi, anche se devo ammettere che la musica che ascoltano oggi non mi attrae per nulla. Questa trap cerca di essere trasgressiva ma in una maniera contenuta; vogliono osare però entro certi limiti; alla fine risultano solo seguaci di una moda”.

Insomma, sono sempre i soliti cazzoni Dio Fa’!

Gab Mad

Le foto sono di Gabriele Cauda