//CAP 10100

CAP 10100

di Mattia Muscatello

(Ogni riferimento alle canzoni di Willie Peyote è coscientemente voluto)

Cap. 1 – Metti che domani

Saliamo sulla 500 azzurro confetto di Greta. La nostra amica chauffeur tiene a farci notare che la donna da cui l’ha comprata usata ha applicato degli Swarovski sulla chiave, gli interni e il pomello del cambio sono rigorosamente in tinta con la carrozzeria e, subito sotto le luci delle due frecce laterali, vi è la rappresentazione grafica del vessillo tricolore. Ci sentiamo subito patriottici, ci sentiamo subito italiani medi e non vediamo l’ora di manifestarlo.

Cap. 2 – C’era una Vodka (bevi sì, ma responsabilmente)

Si parte da Barriera, quartiere/Bronx di Torino, per raggiungere una meta degna della nostra origine Sabauda. Al Teatro della Concordia di Venaria Reale (TO) questa sera (venerdì 11 gennaio, ndr) ci sarà l’Ostensione della Sindrome (di Tôret, ovvio). Siamo io, Vittorio, Chiara e Greta, una bottiglia di barbera dell’azienda vinicola Pesce, di Bazzana di Mombaruzzo (AT) e una birra Forst da 66. Greta guida, quindi non la sfiora nemmeno l’idea di bere, ma noi ci carichiamo e forse per questo diamo il meglio di noi, a partire dalla playlist a base di Mama Lover delle Serebro (ricordate le tre tipe russe che leccano qualsiasi cosa trovano in macchina?) Oppure ascoltiamo i Dubioza Kolektiv, il gruppo bosniaco preferito da Chiara, per poi passare a della sana tekno.

Cap. 3 – Io non sono razzista ma…

Arrivati a destinazione la nostra euforia immotivata si trasforma in una depressione mastodontica: davanti al Teatro la fila per entrare è chilometrica. Forse per le nuove normative antiterrorismo (ci sta), ma il fatto è che entrare a un concerto ormai è più impegnativo che prendere un aereo e la requisizione degli accendini è un affronto peggiore del Game Boy durante le lezioni di matematica. Ci avviciniamo alla fila con il nostro confetto con le ruote e suggerisco a Greta di parcheggiare nel cortile interno al cancello. La fila si apre come le acque davanti all’imposizione delle braccia di Mosè, e una ragazza molto vicina all’ingresso ci nota e inizia ad agitare le braccia. Scesi dall’auto ci rendiamo conto che quella è la nostra amica Gaia: lo so, avete già capito, è inutile che ve lo spieghi ed è inutile che vi indignate se ci siete arrivati così in fretta.

Cap. 4 – C’hai ragione tu

Il mio machiavellico ingegno, spruzzato d’alcol etilico, ha elaborato un piano perfetto che verrà utilizzato anche all’interno del Teatro. In coda al bar stessa storia. Un’amica di un amico ci saluta, ci infiliamo. Risultato: tre birre e il ticket per il guardaroba. C’è chi le chiama italianate, io le chiamo “situazioni privilegiate”. Non c’è niente di cui essere fieri, of course! But maybe… Intanto la sala concerti si riempie. Attendiamo tutti l’arrivo del Peyote.

Cap. 5 – Willie Pooh

Ho sentito dire che Willie Peyote è un fenomeno musicale che ricorda i vecchi Articolo 31. Gli ingredienti per ottenere entrambi? Prendi un giovane rapper di periferia di una grande città, incazzato col mondo, incompreso, che racconta le sue tresche amorose sfigate insieme a un dj-amico d’infanzia, qualche luogo comune tipicamente italiano ma con un pizzico (forse molto più che un pizzico) di riferimenti culturali e di cinismo in più. Qualcosa di vero c’è, ma la differenza sta nello spettacolo che stiamo per vedere; parte la sfida.

Cap. 6 – Peyote451 (L’eccezione)

Nell’angolo destro abbiamo J-Ax con tanto di dread, pizzetto e bandana, armato di solo microfono e un Dj-Jad con coppola e consolle. In quello sinistro un’intera band composta da sezione ritmica batteria e basso, chitarra solista rappresentata da niente popò di meno che Danny Bronzini, giovanissimo chitarrista di Jovanotti che ha già calcato i palchi degli stadi e dei migliori palazzetti italiani. Sezione di fiati composta da sax e flauto traverso, trombone e tromba, alla consolle Frank Sativa e al mic. Mr. Guglielmo Bruno, classe 1985, quattro album alle spalle e una discendenza artistica. Approda al rap nel 2004 dopo aver militato in gruppi punk e rock della scena underground torinese. Inoltre, sul palco si infiltrano Zibba, il cantautore ligure che canta Tua madre, e Tom, armonicista della madonna per il brano Portapalazzo.

Cap. 7 – Giusto la metà di me

Se i testi più o meno brillanti contestualizzati se la giocano, nel campo del live la situazione cambia di molto. Oggi come oggi non so quali siano le dinamiche di un concerto del rapper milanese, ma confrontando i concerti passati a cui ho assistito non c’è paragone. Willie ha alle spalle una band con la quale ha un’intesa fantastica, una struttura tenuta in piedi dal Groove funk, dalle dinamiche live, delle fughe jazzistiche, dall’intensità e anche dalle sbavature che nella musica elettronica appaiono fredde. Non sono sicuro che il pubblico le colga, anche perché proprio durante l’esecuzione di Giusto la metà di me, il pezzo che giudico la vetta più alta della discografia del torinese, ho la sensazione che pochi lo conoscano, il pubblico si concentra soprattutto sui brani cult e sul divertimento.

Cap. 8 – Portapalazzo

Il concerto volge al termine. La sbronza è scesa, sudata durante il pogo, evaporata grazie all’effetto stalla. Dopo una tappa ai WC divisi in femmine e gender (poiché le ragazze più smaliziate, stufe di aspettare le colleghe chiuse in bagno, hanno invaso l’area riservata ai maschietti), stanchi e soddisfatti ci avviamo verso l’uscita. Ce la prendiamo comoda, siamo gli ultimi e ci tocca una sorte funesta. Nel cortile del Teatro i carabinieri hanno allestito un banchetto per restituire gli oggetti requisiti. Troviamo dei deodoranti, un moschettone, una spilla, degli smalti, persino una forchetta, ma nessun accendino. Ci consoliamo accaparrandoci gli oggetti dimenticati nell’arrangiata wunderkammer: Chiara prende uno smalto nero, Greta un profumo di nome Arrogance Pour Femme. Ci voleva proprio una ventata di arroganza. Saltiamo sulla 500 azzurra e torniamo in Barriera.

Fonti e approfondimenti

Willie Peyote – Chiedimi di Foster Wallace

Il mio primo appuntamento con Willie Peyote

Willie Peyote: “In giro sento un gran rumore di sottofondo e poco contenuto”

Foto e Gif sono state realizzate da Mattia Muscatello.